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Quaresima a Mussomeli

Le "cadute" all'oratorio della Madrice

MUSSOMELI.Il tempo sembra essere volato via molto in fretta. E’ appena trascorso solo un mese da quando sono state archiviate le feste natalizie ed ora il periodo delle quarantore, assai sentite e partecipate in paese. Ora si sfogliano altre giornate di calendario che indicano il cammino verso la Pasqua. Da qualche giorno, infatti, i trombettisti, esattamente la notte di martedì scorso, e i “lamentatori” della Madrice, proprio il venerdi sera, hanno svolto il loro ruolo nel tradizionale contesto quaresimale coi loro significativi squilli di tromba e collo struggente canto delle lamentazioni durante la serale Via Crucis. C’ è da dire che in precedenza i confrati avevano partecipato anche alle funzioni del mercoledì delle Ceneri. Un inizio quaresimale, dunque, davvero partecipato e confermato dallo stesso arciprete durante l’omelia. Sono in tanti a rendersi conto , poi, che, ogni anno, è particolarmente atteso il suggestivo canto delle lamentazioni, i cui cantori continuano ad essere Camillo Maida, Salvatore Castello, Peppe Arganello, Peppe Greco, Peppe Zambito, Franco Ognibene e Peppe Riggio. Dunque, una secolare tradizione locale, che continua a sfidare il tempo e trova continuità,grazie ai giovani che, nel recente passato, hanno accolto l’invito a cimentarsi in quest’avventura. E’ innegabile che un ruolo importante l’ha avuto il defunto “zi Giuvanni Castello”, cantore storico dell’Arciconfraternita del SS. Sacramento, di cui fu un vero e prezioso maestro. La sua innata passione per il canto, la pazienza e tenacia avuta nel formare i giovani, hanno consentito di conservare e tramandare, ancora oggi, questo ricco ed antico patrimonio oltre che religioso anche culturale, che certamente dà lustro all’intera comunità. Molti ricorderanno che intorno agli anni 80 ci fu un fondato timore di massa per la possibile scomparsa di questo canto, considerate anche le situazioni stagnanti in cui si trovavano le confraternite, ormai prive di slancio ed ancorate a vecchi schemi gestionali, che certamente non facilitavano il loro sviluppo. Intanto, oggi pomeriggio alle 15,30, ci sarà il primo ed atteso appuntamento presso l’oratorio della Madrice, dove i confrati, le consorelle e quanti lo vorranno, potranno partecipare alla catechesi quaresimale del cappellano P. Alfonso , al tradizionale rito delle cadute, bacio del Crocifisso, e alla breve processione fino all’interno della attigua Madrice con la benedizione finale che sarà impartita dal cappellano. L’intero rito sarà accompagnato dalle struggenti lamentazioni dei cantori. Abbiamo avvicinato uno di loro ed esattamente Salvatore Castello, che in seno al gruppo, esprime la seconda voce. Gli abbiamo chiesto se fosse stato suo padre ad indirizzarlo verso questo tipo di canto. “Certamente ho ereditato tutta la sua passione per “u lamìantu”; di questo, ne vado orgoglioso. Debbo, poi, aggiungere, che se nel gruppo dei cantori oggi c’è continuità , lo si deve in parte anche lui, per nulla geloso di queste sue peculiarità.” C’è, poi, da aggiungere che anticamente nelle parrocchie c’era più di un gruppo di lamentatori e quindi era inevitabile che ci fossero rivalità. Soltanto negli anni 90, alla Madrice, si stabilizzò un solo gruppo di cantori, i cui protagonisti furono i signori Vincenzo Lo Manto, Giovanni Castello, Peppe Arganello e Peppe Greco, che seppero anch’essi conservare il bel canto. Il successivo inserimento di altri giovani, corteggiati dall’Arciconfraternita del SS. Sacramento della Madrice non solo hanno cercato di tramandare la stessa melodia del canto, ma la stanno tuttora diffondendo in altre realtà locali, dove vengono spesso invitati in occasione di eventi culturali. La novità di quest’anno è rappresentata dal fatto che una ragazzina, la tredicenne Olga Ognibene, è parte integrante del gruppo dei cantori della Madrice; farà la parte del “falsetto”. Così ha concluso Salvatore Castello la sua intervista: “ Oltre alla forte passione per questa tradizione, “u lamìantu” rappresenta per me anche un altro modo di pregare che può aiutare una persona a sentirsi più vicini a Dio, specialmente in questi particolari momenti.”

CARMELO BARBA


Articolo inserito il 10/02/2008

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