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PASQUA 2006 : Riflessioni del P.Correttore

Invito alla celebrazione della S. Pasqua.

PASQUA 2006

“ Voi cercate Gesù di Nazareth,
non è qui, è Risorto…….”
Don Diego Di Vincenzo

Fratelli e sorelle,
i prossimi giorni celebreremo il più grande appuntamento mancato della storia, celebreremo la più sconcertante notizia del Vangelo, affonderemo il cuore nell’Assoluto di Dio. Nei tre giorni più sacri dell’anno ripercorreremo gli ultimi avvenimenti della vita di Gesù. Mediteremo il suo silenzio, saremo ancora stupiti del suo dubbio, resteremo inorriditi dell’ennesima ingiustizia commessa ai danni di un uomo buono e solidale. Forse anche noi scapperemo spaventati e sconvolti, come gli apostoli, tradendo vergognosamente il nostro Dio: il Gesù della vita. La sua condanna e la sua morte ci spaventerà a tal punto da fuggire per non vedere , per non capire.
Bene. Sarà davvero così? Finirà tutto in un marasma generale? Oppure tutto può ricominciare ? Dipende da noi: Non può essere possibile che ci arrendiamo davanti a quella pietra che bloccava la tomba. Ci sorgerà forse un dubbio: L’uomo non cambiarà mai la storia. Lo sconforto potrebbe essere il nostro padrone.
Ma per nostra fortuna, il morto messo nel sepolcro . non è più immobile. È stato un fatto temporaneo: Oggi tutto è cambiato: Alcune donne.,dicono le Scritture, sono andate e hanno trovato la bella novità. Lui non c’è.
La tomba è vuota, è scomparso:. Nessuna paura, amici, Gesù è semplicemente risorto.
Questa, fratelli,duemila anni fa è stata una notizia vera. Lo sarà ancora fino alla fine del tempo.
Se Gesù è risorto allora significa che non è stato solo un grande uomo, allora significa che davvero egli era ciò che diceva di essere, significa che egli è presente in mezzo a noi, con noi. Su quella tomba vuota, su quella pietra che non è riuscita a bloccare la presenza di Dio si fonda la nostra speranza, la speranza di milioni di uomini che lungo la storia hanno creduto al Vangelo.
Ma la risurrezione non è stata, allora né oggi, un fatto evidente, anzi si resta spiazzati nel leggere i vangeli: ambiguità, paura e dubbio contraddistinguono i racconti della Pasqua: Marco, che leggeremo nella Santa Veglia, nel suo racconto,dice a chiare lettere che fu grande la paura delle donne al ritorno dal sepolcro: Non è facile credere, non è facile né tanto meno evidente: Evidente fu la crocifissione.evidente fu il sangue sparso, evidente fu l’urlo di dolore e di sofferenza di Gesù sulla croce: Ora la risurrezione non è più evidente ma solo fede, fede pura come quella che Dio nelle Sacre Scrittura ha chiesto di esprimere: Abramo, Mosè, i profeti……… I racconti della resurrezione e delle apparizioni del Risorto entrano nella dimensione della discrezione e della conversione,della serenità e della pace, ma anche dello sconcerto degli apostoli e della loro ( e nostra ) fatica a risorgere.
Forse perché è difficile condividere la gioia di qualcun altro: Sentiamo solidale il crocifisso, ci identifichiamo, ognuno di noi ha vissuto o vive un’esperienza di dolore, di sconfitta: Abbiamo maturato una grande devozione al dolore di Dio, e giustamente: Ma troppo spesso siamo fermi a quel dolore. Come i discepoli di Emmaus, quasi compiaciuti della dimensione del patire. Conosco troppi cristiani fermi al venerdì santo, accampati sotto la croce, troppo legati al proprio dolore per accorgersi che Gesù è risorto.
No, fratelli e sorelle, è tempo di abbandonare il dolore, di non amarlo, di redimerlo:
La gioia cristiana è una tristezza superata, la gioia cristiana è guardare delle bende e vedere il corpo trasfigurato che avvolgevano,vedere una tomba vuota e capire che si, davvero il Signore è risorto.



Articolo inserito il 29/03/2006

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